DocsPal permette di convertire quasi ogni tipo di file

Finalmente quello che cercavo. Dopo anni passati ad impazzire per trovare programmi che mi trasformare immagini da PNG a JPG (perché su alcuni siti gli avatar devono essere in jpg per qualche arcano motivo), o a cercare un visualizzatore per aprire i file DOCX su un PC vecchio con Office XP, o per creare un PDF e per qualsiasi altro tipo di conversione.

Ecco quello che fa per me, e spero anche per voi. Si chiama DocsPal, ed è un convertitore di file online e completamente gratuito. Supporta i formati più comuni e può risultare utilissimo in un’infinità di situazioni. Supporta tutti i formati di MS Office, OpenOffice, PDF; la maggior parte dei file d’immagine (JPG, BMP, TIFF, GIF, PSD…) e quasi tutti i file compressi.

Si possono caricare fino a 5 file contemporaneamente; la dimensione massima per il singolo file è di 20 MB per immagini e documenti, 50 MB per gli archivi. E’ presente anche una funzione di visualizzatore di file, che permette di visualizzare online tutti i tipi di files citati sopra senza bisogno di avere installato alcun programma.

Ho scritto questo articolo tre giorni fa, senza però aver provato il servizio in quanto non funzionava. Così ho preferito aspettare. Dato che oggi funziona, posso dirvi che fa delle conversioni davvero ottime, e che il servizio di invio e-mail è davvero utile, specie per chi come me è distratto e potrebbe chiudere accidentalmente la finestra.

L’unico difetto (nemmeno troppo evidente) di questo servizio sono i tempi: per convertire un’immagine da JPG a PNG ha impiegato 1 minuto e 10 secondi, per un documento Word in PDF ci sono voluti 1 minuto e 40 secondi.

Tempi ragionevoli, in ogni caso, specialmente se pensiamo che è un servizio del tutto gratuito e che sul sito non ci sono nemmeno pubblicità. Convertitevi! =)

Azzarola, che sfiga! Capitano tutte a me di sti giorni!
Oggi, entro come al solito sul mio account di Facebook e mi appare un messaggino d’errore nel quadratino rosso.

D’oh! Avrò sbagliato a scrivere la password, come al solito; spesso mi mangio qualche carattere, talmente sono buoni… In ogni caso, digito di nuovo la password con cura ma, nada! Viene sempre fuori un laconico: “Il tuo account è stato disabilitato. Se hai domande o dubbi, puoi visitare la nostra pagina FAQ qui.”

Ma la cosa bella è che, visitando la pagina delle FAQ, il motivo per cui il mio account sarebbe stato bloccato è “perché hai violato le Condizioni d’uso di Facebook alle quali hai dato il tuo consenso quando ti sei registrato sul sito per ottenere un account. Gli account possono essere disabilitati per trasgressioni ripetute o per una particolarmente grave.”

Accidenti, non l’avrei mai detto! Magari però potresti dirmi che cosa avrei fatto di tanto grave da meritarmi la disattivazione permanente dell’account…“Posso vedere il contenuto che ha causato la disabilitazione del mio account?
Per motivi tecnici e di sicurezza, Facebook non può fornire la descrizione o la copia del contenuto rimosso.
Come a dire… ‘zzi tuoi, ti abbiamo disabilitato, arrangiati e non chiedere spiegazioni.

Mi chiedevano di contattarli a disabled@facebook.com
Ho scritto loro una breve lettera in inglese, spiegando che non avevo fatto nulla di male e che, comunque, agivo in buona fede, specificando bene che non avevo una falsa identità (dato che avevo letto che era quello uno dei principali motivi del blocco). Non avendo mai caricato immagini oscene, violenti o contrarie al comune senso del pudore, non avendo mai minacciato nessuno, mi sento in diritto di fare questa critica a questo sistema di blocco, senza avvisi né motivazioni.

Inoltre, leggendo su vari blog e forum, si trovano storie simpatiche a riguardo; ad esempio, ad una ragazza, segnalata per scherzo da una sua amica per “Profilo falso”, le è stato disabilitato permanentemente l’account, senza nemmeno fare dei controlli, a quanto credo. Glielo hanno riattivato tre mesi dopo.

Quindi, tanto vale rinunciare al vecchio profilo (accidenti, mi dispiace per giochini tipo Pet Society e Restaurant City :D ), oppure continuare a scrivere a disabled@facebook.com sperando in una risposta… io ho optato per la seconda, ma per ora non ha dato frutti.

Vi farò sapere!
Nel frattempo, Cliccate qui e fatemi sapere se vi piace =)

Distributed Proofreaders ha lo scopo di digitalizzare tutti i libri e creare eBook disponibili a tutti.

Conoscerete, molto probabilmente, il famoso Project Gutenberg, progetto che si propone, ormai da parecchi anni, di trasformare in eBook i libri in Pubblico Dominio, cioè il cui autore sia morto da più di 70 anni (o 50, o 100 a seconda del Paese). Ma, come?

Le macchine, i lettori OCR, per quanto affinati siano, non sono in grado di convertire perfettamente la scansione in un testo. Questo lavoro, quindi, viene fatto da migliaia di volontari del progetto Distributed Proofreaders, il cui motto è “Preserving History One Page at a Time“, Preserviamo la storia una pagina alla volta, che correggono e migliorano le pagine già passate con un OCR fino ad ottenere un e-book completo.

Ogni libro viene corretto più volte da persone diverse; in particolare, nessuno scrive un intero libro, anzi, grazie alla struttura del progetto, è possibile contribuire anche con una sola pagina.
Il libro, prima che venga reso disponibile ai volontari, viene scansionato e letto con un software di riconoscimento testi – OCR. Successivamente, entra nella fase P1 (quella a cui partecipano coloro che sono appena iscritti), una prima correzione del testo. In questa fase non si effettuano modifiche alla formattazione.

Le fasi di creazione di un libro sono numerose: P1, P2, P3, F1 e F2, oltre ad una revisione finale

La seconda fase è la P2, la quale è simile alla P1 ma necessita di maggiori attenzioni: a volte, questa è l’ultima fase di controllo del testo alla quale viene sottoposto un libro.

La terza e ultima fase di correzione del testo è la P3, accessibile solo agli utenti esperti, registrati da più di 6 settimane e che abbiano all’attivo più di 300 pagine corrette. Inoltre i volontari devono passare severi test per poter accedere a questa fase.

La fase seguente è quella di formattazione del testo, F1. L’ultima fase, prima che tutte le pagine vengano incorporate, è una revisione della formattazione, F2.

Per coloro che si trovano un po’ spaesati appena arrivati, il consiglio è di non abbandonare subito il progetto, ma di correggere alcune pagine “per Beginners”. Un utente esperto, entro una settimana, valuterà il vostro lavoro e vi spiegherà i vostri errori.
Dunque, se avete un po’ di tempo libero e non sapete che fare, perché non dare una mano a questo progetto, che ha già inviato più di 16mila e-Book completi al Project Gutenberg? Buon “Proofing” a tutti!

Giveaway of the Day è un sito che offre un programma commerciale diverso ogni giorno, gratuitamente.

La maggior parte di noi ha almeno un software a pagamento installato sul computer (a partire dal sistema operativo). Spesso questi programmi costano troppo e si ricorre a metodi illegali per ottenerli senza pagare: eMule, Torrent, download da MegaUpload e anche usi deviati di programmi di chat come mIRC.
Oggi non voglio spiegare come utilizzare questi metodi (che, come ho già detto, sono illegali in quanto infrangono il diritto d’autore). Ecco allora il sito perfetto, da cui scaricare programmi a pagamento senza sborsare una lira (pardon, un euro). Il sito in questione è Giveaway of the Day, dove ogni giorno avremo la possibilità di scaricare un programma diverso.

La licenza fornita insieme al programma è valida un anno intero; ogni software può essere installato solo durante le 24 ore in cui resta sul sito, dopo non potrà più essere installato. Il principale svantaggio è questo: se per caso dovete cambiare computer, formattare o che altro, potrete dire addio ai vostri programmi gratuiti già installati.

In ogni caso, questo resta uno dei pochissimi metodi (forse l’unico) per ottenere programmi a pagamento gratuitamente senza infrangere la legge. Per chi si sta chiedendo: “come fa il sito a pagare le licenze?”, rispondo: non le paga! Infatti la pubblicità che ricevono i produttori del software è più che sufficiente per poter fornire il servizio gratuitamente.

Il download di oggi è un’applicazione che rileva intrusioni e attacchi alla nostra rete. Interessante, no? Per csaricarlo, è sufficiente premere il pulsante arancione “Procedi alla pagina di download” e seguire le istruzioni. Il sito è in inglese, italiano, francese e molte altre lingue.

Il polverone sollevato in questi giorni in seguito alla sentenza del caso Google è solo l’ultima goccia di una serie di limitazioni, censure e attentati alla libertà di espressione e di informazione sul Web.
Per chi non avesse seguito la vicende, spiegherò velocemente i fatti: due anni fa un ragazzino disabile è stato pestato da alcuni suoi compagni e il video della scena caricato su YoutubeYouTubeYouTube. I familiari del ragazzo hanno sporto denuncia e, pochi giorni fa, tre ex dirigenti di GoogleGoogleGoogle sono stati condannati ciascuno a sei mesi di carcere per mancata vigilanza sui contenuti inseriti sul portale di hosting video.

La sentenza ha causato subito una serie di polemiche. Non è mia intenzione riportarle qui, ma semplicemente analizzare rapidamente la situazione. Se dei dipendenti di Google (nota bene, sono stati condannati i dipendenti, non è stata data una sanzione all’azienda) diventano responsabili dei contenuti hostati su un sito della società, i conti sono presto fatti. Questo significa che se io metto immagini pedopornografiche sul mio sito, ne è responsabile colui che mi fornisce Hosting e dominio. E se io scarico dei file illegali dalla rete ne è responsabile l’ISP che mi fornisce l’accesso al Web.

E, d’altra parte, significa deresponsabilizzare chi mette online contenuti, dicendo: “è il provider che deve vigilare”. Una cosa un po’ assurda, non trovate? Anche perché , se consideriamo che in media ogni minuto su Youtube vengono caricate 3 ore di filmati (ma forse anche di più), si capisce subito come sia impossibile vigilare su questa enorme mole di dati. Ed è da notare che Google, in seguito alle richieste, ha rimosso il video e che esiste la possibilità di segnalare i video non conformi al regolamento del portale.

Ma se questo non basta alla giustizia italiana, siamo di fronte a un bivio: o ogni contenuto che carichiamo in rete viene controllato da qualcun altro, oppure la rete resta libera. Sembrerebbe che l’Italia si stia avvicinando all’idea del Great Firewall cinese, non vi pare?

Non è il primo scandalo che avviene in Italia sul fronte della libertà di espressione sul Web. Il famoso portale di ricerca Torrent ThePirateBay è stato oscurato ben due volte (ed è tuttora oscurato, ma raggiungibile tramite proxy come Anonymouse) in Italia da sentenze strambe. Peraltro, anticostituzionali, dato che limitano la libertà dell’individuo. OK il bloccare siti pedopornografici, ma chiudere un sito, peraltro legalissimo, per via dei contenuti su di esso hostati è un po’ una follia… Ma vedete che il problema è sempre lo stesso? I gestori sono responsabili del contenuto.

Potrei raccontarvi anche dei gruppi violenti, razzisti eccetera su FacebookFacebookFacebook, delle minacce al presidente del Consiglio e di disegni di legge presentati da pazzoidi in Parlamento che istigano alla chiusura o, perlomeno, a un obbligo di controllo dei contenuti dei portali Web. Non ve lo racconto, perché ho già scritto 500 parole, ma voglio far notare una semplice cosa.

Stiamo assistendo a un fenomeno stranissimo: la giustizia, non essendo in grado di prendere i responsabili di azioni criminose sul Web (perché vecchia, lenta e piena di cavilli) preferisce dire: beh, è colpa dei gestori. E così, leviamo ogni responsabilità, come prima dicevo, a chi carica materiale sul Web, prendendo i provider di servizi Internet come capri espiatori. Bella storia. Alla prossima puntata!

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